Antola, è tempo di narcisi al Pian della Cavalla

Fioritura

Nonostante le inconsuete nevicate fino a Maggio, anche quest’anno sono sbocciati i narcisi (narcissus poeticus) che adornano molti prati di alta quota del nostro appennino con un inconfondibile tappeto bianco. Il luogo più celebre e spettacolare per godere della fioritura è nel cuore del Parco dell’Antola, al Pian della Cavalla.

Pian della Cavalla è un altopiano a 1200 m. s.l.m. che si trova tra Fascia e Fontanarossa, poco distante dalla SP 16 che porta fino a Casa del Romano. E’ stato allestito un facile percorso, il ”sentiero dei narcisi” che in 30 minuti e senza particolare dislivello, da Fascia raggiunge Pian della Cavalla. Volendo, è possibile allungare la passeggiata partendo da Casa del Romano.

Da qui la vista sul Monte Antola, sulla Val Trebbia e sulle montagne piacentine è impagabile. Naturalmente è vietato recidere i narcisi, consigliamo piuttosto di non dimenticare la macchina fotografica!

Meteo

Attenzione: nella zona sono frequenti temporali improvvisi e particolarmente violenti

Leggenda

Il fascino nei confronti del Narciso risale addirittura alla mitologia greca: quella di Narciso è probabilmente il mito più celebre.

Narciso è il figlio di Cefiso, una divinità fluviale, e di Liriope, una ninfa. La madre era però molto preoccupata perché aveva dato alla luce questo bambino bellissimo. Si recò così dall’oracolo Tiresia, che le consigliò di non fargli mai conoscere se stesso. Il bambino crebbe e divenne un adolescente bellissimo, del quale tutti si innamoravano. Narciso, però, respingeva tutti, forse per orgoglio o per forte personalità.
Secondo la versione romana, Eco, una ninfa che non poteva parlare per prima perché punita da Giunone, si innamorò follemente di lui. Ella, però, non poteva dichiararsi in quanto con la sua voce poteva soltanto fare eco a quella di Narciso, che la rifiutò bruscamente. La fanciulla così trascorse il resto della sua esistenza a vagare nelle valli, fino a diventare soltanto una voce.

La dea della vendetta, Nemesi, decise di punire il giovane Narciso per il suo rifiuto alla ninfa. Lo condannò così a specchiarsi in un laghetto per bere. Quando lui si calò per bere l’acqua, vide il suo riflesso e se ne innamorò perdutamente. Dopo poco, capì di essere lui stesso il bellissimo ragazzo e realizzò che il suo era un amore impossibile.


Ovidio afferma che Narciso morì consumato dal fuoco di quell’amore irrealizzabile. Altre fonti invece riportano che egli si gettò nel fiume, nell’estremo tentativo di raggiungere l’amore. Quando le ninfe accorsero per seppellire il suo corpo, al suo posto trovarono dei fiori bellissimi. Si trattava di fiori bianchi e gialli, quelli conosciuti oggi come fiori del narciso. Questo termine deriva proprio dalla parola greca narke, che significa stupore (lo stupore di Narciso che vide per la prima volta la propria immagine).

da cultura.biografieonline.it